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La malinconia del decluttering (riordinare). Serie: i sentimenti dell’architettura!

Le nonne le chiamano le “pulizie di Pasqua”, oggi sei cool solo se parli di ‘decluttering’; in sostanza si tratta di riordinare, mettere a posto, sistemare!

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Tutto facile quando si tratta di buttar via vecchie carte o risistemare cassetti ed armadi; diverso è quando devi mettere mano ai giochi dei bimbi che stanno crescendo e che, aimé, non usano più!

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Ho fatto la vaga per ben sei anni dalla nascita del primo figlio, ho permesso che nuovi giochi si sommassero ai vecchi …fino a che i limiti delle pareti di casa mi hanno imposto di affrontare la cosa!

Ed ecco che scopri che l’architettura e il design sono un enorme calderone di sentimenti e ricordi!

Sembra tutto solo un fattore di decori e colori, scelti con scientifica decisione e fredda teoria!

Non è così!

Mentre pulivo e riponevo (o peggio, buttavo), giochi ormai inutilizzati perché non più adatti alla loro età, rivedevo le loro manine piccole mentre li esploravano per la prima volta, i loro volti curiosi e sorpresi nel gestirli e usarli, vedevo momenti di vita correre davanti a me e scomparire in una scatola di cartone!

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Quanti ricordi ci sono nelle vostre case, che non stanno lì a fare design ma a fare storia?

Quanto quello che abbiamo vissuto può influenzare il nostro stato d’animo più della perfezione della composizione?

L’architettura e il design è un brano a quattro mani, suonato dall’architetto insieme agli utenti finali, e la sinfonia è tanto più bella quanto più ci ascolta e rispetta!

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Nella speranza che il prossimo decluttering dei miei bimbi se lo fanno loro, ormai diventati grandicelli, cosi mi evito lo strazio di veder sparire in un secondo le loro cose, cosi tanto preziose per me, vi lascio con qualche indicazione per la gestione dei giochi in uso!

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I bimbi non sono bravi a mettere a posto, anzi, sono molto bravi, ma dobbiamo semplificargli l’impegno!

Quindi evitiamo cassetti o cassettini, armadi e armadietti e forniamogli tanti bei cesti, di varie grandezze e decorati in diverso modo, che loro potranno trasportare dove voglio e giocare dove preferiscono! Poi dovranno solo raccogliere tutto e rimettere nei cesti, e la difficoltà di separare i giochi in base alle categorie, sarà data dal progredire dell’età!

All’inizio ci si potrà accontentare se raccolgono tutto e mettono dentro; poi piano sapranno anche dividere ogni oggetto nel cesto dedicato!

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I miei figli, oltre a vari cesti, hanno un grande baule di vimini in cui ho messo tutti i Lego: un vero contenitore di sogni, da cui attingere per creare sempre cose nuove!

Anche i libri da leggere è bene che siano in vista e usati, anche, come elementi decor!

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Archivio privato Francesca Ianni architetto

E voi, avete mai contato tutti i sentimenti che hanno raccolto le sedie, i tavoli, le pareti e i gingilli vari che girano per casa?

Ph. da Pinterest (tranne l’ultima)

 

 

 

 

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Pasqua 2018: bella, brava e buona!

Pasqua, dall’ebraico pesah, “passaggio”!

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Archivio privato

Un passaggio a vita nuova, sotto tanti punti di vista, non solo religiosi!

Il design, nel suo piccolo, non può esserne indifferente e oltre a “bello”, deve pretendere di essere anche “bravo e buono”!

Per questo ho scelto, per questa Pasqua 2018, decori incredibilmente sostenibili!

Vediamoli nel dettaglio

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Archivio privato

In questi giorni spuntano margherite e fiori di campo un po’ ovunque, ricoprono i prati di una luce nuova, si insinuano con forza tra i mattoni di laterizio, decorano con eleganza il triste cemento!

La natura lotta per mostrare la sua supremazia e noi non possiamo che rimanere incantati davanti a tanta perseveranza!

I prescelti per i decori di Pasqua2018, quindi, sono i fiori e le foglie raccolte tra le fughe dei marciapiedi, lungo i bordi dell’asfalto, o sopra i prati fiori della città!

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Archivio privato
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Archivio privato
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Archivio privato

(Vi raccomando di indossare guanti per il giardinaggio e di portare con voi due buste così, mentre in una raccogliete i fiori e le foglie che saranno la base per i decori Pasquali, nell’altra busta, quella per l’organico, potrete riunire le infestanti che non amate e contribuire alla pulizia e decoro del vostro quartiere!)

Una Pasqua più buona e brava di così!!!?

Ma anche bella come non mai!

Guardate di seguito un po’ di esempi da Pinterest su come utilizzare piante e fiori spontanei ma anche vegetali che usiamo ogni giorno e che ci vengono in aiuto anche per i decori dell’ultimo minuto!

Appena smette di piovere, fate una passeggiata e fate incetta di fiori e piante; oppure riunite i vegetali in frigo che si stanno rovinando e reinventateli per una tavola di Pasqua completamente Green!

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E le piante che ho raccolto io tra strade e giardini di Colleferro…

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Archivio privato
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Archivio privato
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E come semplicemente hanno illuminato la festa di mio figlio!

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Archivio privato
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Archivio privato

 

 

 

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Troppe chiacchere in architettura: il verde davvero sostenibile!

All’Università un professore ci spiegò un giorno: “le tavole di un architetto non dovrebbero mai avere testi perché dobbiamo essere bravi a comunicare anche solo con le immagini”

L’architettura infatti ha poco a che fare con le chiacchere e molto con i fatti e se è vero che della cultura non bisogna mai averne abbastanza è anche vero che l’architettura è cultura che si fa materia, che si fa funzione, che è custode di sentimenti e sensazioni!

Succede poi che a forza di parlare ci si scordi del fare e si finisce per interpretare le parole ognuno a modo suo, col rischio di incorrere in errori irrimediabili!

Questo è quello che sta avvenendo per l’architettura sostenibile, o green, o verde, o come preferite definirla!

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Dolce e Gabbana, 2014-2015

Non c’è progetto che non si vanti di essere sostenibile, verde, ma poi nella sostanza sono pochi gli esempi meritevoli di questo titolo e poche quindi le occasioni da cui imparare!

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Birgit Kos by Mario Testino for Vouge US August 2017

Difficile infatti spiegare a parole le diverse sensazioni che si provano a stare in uno scantinato o sopra una collina! Lo sappiamo tutti cosa si prova eppure se dovessimo raccontarlo a qualcuno che non lo ha mai vissuto dovremmo appellarci a sinonimi, improvvisare stati d’animo, fare esempi che si avvicinano, ma non sarebbe mai come sperimentarlo dal vivo!

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Succede così che a forza di raccontare che basta un po’ di verde per cambiare le sorti di un edificio o di una città, ci ritroviamo invasi da improbabili pareti verdi, che durano il tempo della fiera, piante e fiori che sbucano dal pavimento pur non avendo le giuste condizioni per fiorire, …grattacieli di cemento appellati come “biofilici” solo perché nel progetto sono stati inseriti tanti begli alberi, che sopravviveranno solo a patto di una INsostenibile e continua manutenzione!

49d2fddb96b4d17e7df865036f9a078cPer godere degli effetti benefici della natura, bisogna viverla, starci a stretto contatto, ma  con quella vera, quella che affonda le radici nella terra e da essa si nutre!

Non c’è wallpaper a tema o lampada-vaso che tenga che possano uguagliare la vista di un bel viale alberato o una passeggiata in un parco; non c’è vasca o piscina che regalino i benefici di un bagno nel mare d’agosto!

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Ho invoca l’aiuto del mondo della moda, e delle sue capacità di comunicazione, per  farvi capire, immedesimandovi nelle modelle, la differenza tra lo stare a contatto con la natura e illudersi di farlo!

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Queste immagini, quasi al limite della realtà, rendono bene la sensazione fresca e selvaggia della foresta, del bosco o di un folto giardino!

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Vouge Brazil, May 2017, Josephine Scrivere by Giampaolo Sgura

Scorrendo oltre potete invece vedere esempi in cui la natura c’è, ma sotto forma di rappresentazione o ispirazione e anche se i colori e le forme sono molto simili, l’ambiente, e di conseguenza le sensazioni, cambiano completamente!

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Vogue China August 2016 Vanessa Moody by Camilla Akrans
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Foto di Annie Leibovitz
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Alessandro Michele per Gucci
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Gucci, Spring 2016

 

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Gucci, Spring 2016

 

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Vouge Germano, october 2013, Codie Young by Giampaolo Sgura

Tutto è più statico, rigido e monotono!

Mancano le sfumature e l’imprevedibilità, l’aria umida e sana, ..manca la vita!

Non c’è la facciamo ad essere più bravi della natura, inutile intestardirsi! E allo stesso tempo non ne possiamo fare a meno, è un bisogno primario e ancestrale!

Quindi non fatevi intontare da chiacchere senza sostanza e fate di tutto per tutelare la natura, quella vera!

Non pavimentate un giardino solo perché il prato sporca e ha bisogno di manutenzione; non rinunciate ad un balcone o terrazzo pieno di verde, non accette che vengano abbattuti alberi senza poi piantarne di nuovi e a quantità!

Le sorti della città sono in mano a ogni singolo cittadino!

Ph. da Pinterest

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Comunque vadano le elezioni 2018 (Ops!…siano andate) l’unica soluzione è la rigenerazione dal basso

Cambiano i politici ma la città è sempre la stessa!

Non è solo un problema di gestione ma di cultura: un tempo lo spazio pubblico era solo una estensione di quello privato e così ci si sentiva responsabili della sua cura e del suo uso; questo ancora avviene in molti centri storici dove le viuzze sono sempre adorne di vasi e fiori, di nonnine che sferruzzano sulle sedie portate da casa, di panni stesi!

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Qual’è il limite, nei centri storici, tra spazio pubblico e spazio privato? È difficile definirlo perché il passaggio è molto graduale e la strada ne risente dell’influenza positiva dei suoi abitanti: a tratti è zeppa di fiori, a tratti ricoperta di ceramiche lungo le facciate, talvolta si trova un cuscino su una scaletta di accesso; i numeri civici non sono mai uguali mentre la strada è costantemente limpida! Avete mai visto le viuzze pedonali di un centro storico sporche? Io mai!

Quando ero piccola ho vissuto per un periodo nel più entusiasmante parco giochi di sempre: il piccolo borgo di Collepardo, in provincia di Frosinone. Per noi bimbi era come una gigantesca casa delle bambole: i genitori seduti sull’uscio di casa, i ragazzi sulle scalinate della chiesa; i bambini sempre in movimento! Le sbarre di ferro a borda strada ci permettevano di girare come gli acrobati al circo, le scalette degli ingressi erano un modo per sperimentare percorsi nuovi, le piantine che crescevano sui muri spaccati o tra i sampietrini erano la base per infiniti giochi di ruolo, ecc..

La vita si svolgeva in uno spazio condiviso che era responsabilità di tutti!

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Poi la città funzionalista ha rimesso tutti a loro posto: quello che è privato te lo gestisci tu e quello che è pubblico il Comune!

Questa entità astratta ha rubato la libertà dello spazio pubblico e allo stesso tempo è diventato il capro espiatorio per ogni male della città! Qualsiasi problema è causa di una cattiva gestione della città, e mai ci si interroga su quelle che sono le nostre responsabilità su uno spazio che anche nostro!

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Ancora oggi comunque non disdegnamo di sperimentare la città a modo proprio; pensiamo al caso in cui ci sediamo sulle scalinate, o sul bordo delle fontane, anche se non sonobstate pensate pervquesto scopo; ci sdraiamo a terra nei parchi pubblici come stessimo sul letto di casa, o partecipiamo a grandi eventi  accalcati a sconosciuti!

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Il senso della città come il vivere in comunità fa ancora parte di noi; è arrivato il momento di fare un passo avanti eeprendere coscienza che se vogliamo davvero una città, un paese, migliore dobbiamo iniziare curando e migliorando il fazzoletto di terra di fronte alla nostra abitazione. Solo così, facendo ognuno il suo, si avranno città moderne, funzionali e belle come i nostri magnifici centri storici!

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Volete essere anche voi i protagonisti della Rigenerazione e non solo tante anime in fila in attesa di verdetto?

Partiamo insieme per questo progetto condiviso!!!

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Ph.da Pinterest

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Elezioni 2018…e l’architettura partecipata!

Che c’entra l’architettura con la politica?

 

Molti pensano agli architetti come l’angelo nero del politico di turno, ma se così fosse non ci sarebbero tanti architetti a spasso!

Purtroppo non ci ascolta nessuno, anche li dove è di nostra competenza!

Ma arriviamo al dunque: cosa c’entrano le elezioni 2018?

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C’entrano nel momento in cui le scuole diventano la sede per questo importante evento!

E dove altro farlo altrimenti?

Molti ragazzi staranno gioendo per questi giorni di vacanza, senza pensare che quello che non impareranno in quei due giorni di scuola non lo impareranno più, perché la vita non da tempo di recuperare, mai!

Quindi nel momento in cui i giovani cedono un po’ della loro cultura per gli affari degli adulti, è giusto anche ricordarci quanto sia importante ascoltare la loro voce, attraverso PROGETTAZIONE PARTECIPATA con i BAMBINI?

Ecco che l’architettura inizia ad avere a che fare con la politica!

Gli edifici, dove i nostri ragazzi studiano oggi, sono ben lontani dalle Scuole Innovative di cui si e largamente dibattuto negli ultimi anni: sono spesso edifici destinati a usi differenti o pensati, molto tempo fa, come contenitori vuoti!

Ma qualcuno si è mai posto la domanda di chiedere agli studenti, bambini e ragazzi, come vorrebbero che sia la loro scuola?

C’è una strada percorribile ed e quella della Progettazione Partecipata con i bambini:

Il riconoscimento dei diritti dell’Infanzia attraverso la convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia, stipulata a New York nel 1989, (ratificata in Italia dalla legge 27 maggio 1991,  n. 1761) riconosce i bambini come cittadini a cui spetta il diritto di esprimere liberamente la propria opinione su ogni questione che lo interessa, nonché l’accessibilità ad occasioni di partecipazione ed opportunità di
autodeterminazione.

Inoltre afferma che “Il soddisfacimento delle esigenze dei bambini e dei giovani
presuppone, per quanto dipende dall’amministrazione comunale, che si offrano loro, così come a tutti i cittadini, spazi, attrezzature e servizi adeguati per il loro sviluppo sociale, morale e culturale”.
La Carta riconosce quindi il ruolo formativo dell’ambiente urbano e la corresponsabilità
che esso ha nello sviluppo socio‐culturale di tutti i cittadini, a partire dai bambini,
demandando altresì il compito di salvaguardare questo ruolo alle amministrazioni locali delle città che la hanno sottoscritta.

Da quest’anno, quando tornate tutti a scuola, per vostre, ringraziare i nostri ragazzi e ricordatevi che non hanno voce in capitolo per quanto riguarda la città che abitano ed è ora che qualcosa cambi!

 

Quando già ne parlavo…di progettazione partecipata: https://iannifioriniarchitetti.wordpress.com/2017/11/21/quale-la-progettazione-piu-bella-e-piu-difficile/

Qui qualche info in più!

Ph. Pinterest

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L’architettura deve essere Corretta o Scenografica?

Il dilemma senza fine tra l’essere giusti, corretti ed essere appariscenti, scenografici!

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In uno dei miei primi lunghi viaggi di ritorno dall’università, mentre ricaricavo le energie spalmata su uno dei tanti sedili sfasciati del treno, vedo passare una ragazza senza tempo, bellissima ed elegante, fisico perfetto appena accennato in un tailleur classico e gonna fin sotto il ginocchio! Non era appariscente ma era perfetta!

Tra le altre donne con cosce all’aria, pellicce e colori vistosi, la sua bellezza non era chiassosa eppure era indiscutibilmente superiore!!!

Allo stesso modo c’è una architettura elegante, perfetta nell’assolvere le funzioni richieste, di una bellezza appurata, nelle sue linee universalmente apprezzate; corretta nel ricercare come prima cosa la soddisfazione dell’utente finale!

Negli anni, man mano che le crescenti abilità pubblicitarie hanno cambiato le sorti del commercio, si è fatta largo una architettura appariscente, scenografica, frivola e veloce, proprio come uno spot! L’architettura dello show, l’architettura più nota appunto per la sua natura vistosa!

Quanti sono andati a vedere, incuriositi, l’acqua della Fontana di Trevi a Roma tinta di rosso e quanti ancora invece si sono soffermati sulla bellezza di quel bene culturale, sugli infiniti decori e dettagli, ecc? Pochi e forse erano turisti!

La bellezza usuale non ci colpisce e quindi non fa notizia!

Ma l’architettura non può limitarsi a fare notizia!

E’ giusto quindi fare una architettura scenografica, che fa notizia o una architettura duratura, comoda, corretta, per le persone?

L’architettura dello show può andare bene per eventi temporanei, per le pubblicità, per le feste; ben diverso è il quotidiano dove l’architettura deve pensare a molteplici fattori che vanno dalla luce ai materiali, dalla salute ai colori, dalle temperature ai rumori, ecc…e molto dipende dal fine che un determinato edificio deve avere!

L’edificio della copertina è la Fondazione Prada a Milano, ad opera dell’architetto Rem Koolhaas che ha trasformato una distilleria risalente agli anni Dieci del Novecento nella nuova sede permanente della Maison Prada a Milano.

Sulla stessa linea anche l’intervento per la Boutique Chanel ad Amsterdam ad opera dello studio MVRDV.

Si è preso un edificio, si è stravolta completamente la sua vocazione ottenendo qualcosa di completamente diverso, nuovo! Non un recupero ma una vera e propria sostituzione: malgrado sia stata mantenuta la dimensione e l’alternanza delle bucature, la parete interamente vetrata e la conseguente diversa luminosità passante, ha segnato l’unità delle facciate del complesso architettonico. Un intervento vistoso che ha cancellato ogni traccia delle preesistenze e con esse i loro valori!

Eppure Coco Chanel rivoluzionò si il concetto di eleganza femminile, sostituendo i poco comodi e opulenti abiti dell’epoca, con abiti più lineari e funzionali, ma il suo stile è rimasto indiscusso nel tempo perchè era carico di armonia e bellezza!

Quindi non è la novità in assoluto ad essere vincente ma la vera innovazione!

Gli interventi di Milano e di Amsterdam sono più vicini ai pantaloni strappati, che tra l’altro non mi sono mai piaciuti!

 

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Boutique Chanel, Amsterdam
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Boutique Chanel, Amsterdam

 

 

Contemporaneamente, sempre a Milano, altri interventi, sicuramente meno chiassosi, hanno deciso di riqualificare degli edifici industriali mantenendo intatta la vocazione ma consentendo il riuso!

Dopo tutto non è sempre necessario laccare gli edifici per metterli a nuovo!

Il fascino di queste strutture sta proprio nei muri sgretolati, nelle travi decorate dalla ruggine, nell’atmosfera comoda e rilassata!

 

Cascina Cuccagna Milano

“Progetto Cuccagna recupera all’uso pubblico dei cittadini i preziosi e grandi spazi della settecentesca omonima cascina urbana, fin qui cadente e abbandonata, per farne un luogo di incontro e aggregazione, un laboratorio attivo di cultura, un punto di riferimento per la ricerca comune di benessere sociale e di qualità della vita. Un’impresa esemplare sostenuta e finanziata da chi ha a cuore il futuro della città. “

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Fonderie Milanesi, Milano

“Per trovare le Fonderie Milanesi, bisogna addentrarsi in un cortile ricoperto di ghiaia, su cui si affacciano garage e officine. È come fare una passeggiata indietro nel tempo, nella Milano di un secolo fa. In fondo, quasi nascosta, una ex fonderia artistica trasformata nel 2013 in un locale dall’aria magica, frutto di un lavoro di recupero che ha salvaguardato anziché stravolgere”

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Questi progetti hanno regalato atmosfere davvero originali pur mantenendosi intatti!

C’è una moda bella e sostenibile … (vedi approfondimento:   https://wordpress.com/post/iannifioriniarchitetti.wordpress.com/1202 )

..ma è scomoda e laboriosa: la moda dei popoli dell’Oceania, che ancora sanno vestirsi di foglie e fiori, regalandoci scenografie spettacolari, ma sono legati a lunghe ore di lavoro per preparali e spesso sono pesanti da indossare!

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Come per la moda, anche l’architettura non è sufficiente che sia bella e ancora meno appariscente!

L’architettura deve essere buona!

Ph. da Pinterest

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L’architetto secondo Vitruvio…ma anche secondo me!

“Vitruvio, già nel 15 sec. a.C dà all’architettura il titolo di scienza, ma non si limita a questo: anzi, la eleva al primato, in quanto contiene praticamente tutte le altre forme di conoscenza. Nella fattispecie, l’architetto deve avere nozioni di:

  • geometria: deve conoscere le forme con cui lavora
  • matematica: l’edificio deve stare in piedi, per questo vanno fatti dei calcoli specifici
  • anatomia e medicina: costruisce luoghi per la vita dell’uomo, per questo deve conoscere le proporzioni umane, deve fare attenzione a illuminazione, arieggiamento e salubrità di città ed edifici
  • ottica ed acustica: basti pensare ai teatri
  • legge: chiaramente, la costruzione deve seguire norme ben precise
  • teologia: nel caso di edificazione di templi, questi dovevano essere graditi agli Dei
  • astronomia: particolari tipologie di edifici, soprattutto luoghi di culto, dovevano tenere conto della posizione degli astri
  • meteorologia: il microclima del luogo di costruzione dell’edificio è fondamentale per le caratteristiche che deve avere.

L’architettura è imitazione della natura, l’edificio deve inserirsi armoniosamente nell’ambiente naturale. L’architetto deve possedere una vasta cultura generale, anche filosofica (il modello del De oratore di Cicerone è presente in Vitruvio), oltre alla conoscenza dell’acustica per la costruzione di teatri ed edifici simili, dell’ottica per l’illuminazione degli edifici, della medicina per l’igiene delle aree edificabili.

Vitruvio, nei proemi, mira anche a conferire all’architetto prestigio culturale e sociale solitamente negato ai tecnici antichi.” (Cit. Wikipedia)

Ecco perché non ci si improvvisa architetti, ecco perché un buon architetto non smette mai di studiare e di avere sete di conoscenza, ecco perché un coscienzioso architetto non può non farsi domande, sempre, ovunque, ecc.

L’architetto è il tuttologo che si occupa del bene delle persone e per fare questo deve conoscerne a fondo tutti gli aspetti!

Bisogna pretendere da un architetto preparazione e sensibilità e allo stesso tempo essere grati e riconoscenti per il suo lavoro che è innanzi tutto Amore!

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Il verde terapeutico

Non bisogna essere malati per ricevere gli effetti benefici derivanti dalla vicinanza della natura!

Numerosi studi hanno dimostrato che passeggiare nel bosco o in un parco, curare l’orto, ammirare i fiori e le piante, ha smisurate ripercussioni positive sulla nostra salute fisica e mentale!

La natura è un bisogno, di tutti!

Si fa un gran parlare di giardini terapeutici, orti didattici, orti d’ufficio, orti sociali, come se la natura si potesse scandagliare in scatolette e dividerla per funzione! La natura non è un oggetto che si può rigirare a nostro piacimento!

Si può invece riconoscerle il suo valore e l’importanza che riveste per la nostra esistenza e fare in modo che possa far parte della vita di tutti, e ancora più di chi è costretto per molto tempo tra quattro mura!

La natura quindi ci viene incontro li dove l’abbiamo dimenticata: negli uffici, nelle scuole, negli ospedali!

Per via del gran clamore che si sta facendo in questi mesi per il nuovo e attesissimo giardino terapeutico a firma Boeri voglio dedicare due righe al concetto di giardino terapeutico!

Giardino terapeutico è quasi un pleonasmo: la natura infatti è la cura per ogni cosa ed estenderla anche ai degenti negli ospedali non è un surplus ma un dovere! L’errore è a monte quando si è pensato di poter ammucchiare persone dentro a scatoloni vuoti, come si fa con le mucche dentro le stalle! Oggi si parla di giardini terapeutici come si fosse fatta una incredibile scoperta e ancora non si riconosce quanto sia invece importante per tutti i pazienti poter sopportare la malattia sentendosi a casa, o almeno in un luogo che sappia di casa!

A quel punto sarebbe naturale che affacciandosi da una finestra, preferibilmente di legno massello, materiale terapeutico per eccellenza, possano vedere prati fioriti, alberi, uccellini e bambini correre; che possano scegliere di indossare la tuta e uscire a godere di quel bel paesaggio!

Qualsiasi altro progetto, seppur super propagandato, che non si ponga come primo obiettivo di dare ai malati una casa piuttosto che una stalla, non ha motivo di esistere!

Di seguito una serie di esempi di ospedali ed ospizi presi da Pinterest dove si vede come il vero giardino terapeutico è quello quotidiano, che si può osservare dalle finestre, che borda le entrate, che decora e colora tutto!

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Chi progetta gli ospedali…

…poi ha mai passato li un periodo di degenza?

Generalmente si entra in ospedale per motivi di salute fisici e si finisce per ammalare il cuore, schiacciato dalla vista continua di un luogo asettico, spesso bianco o dai colori pallidi (quasi a ricordare quanto si è malati!), corridoi infiniti, un labirinto di stanze tutte uguali, riconoscibili solo dai numeri marchiati in fila sulle porte proprio come si fa per le mucche nelle stalle!

Come si può essere architetti, progettare un ospedale, scegliere le misure giuste, i materiali più igienici, i percorsi più sicuri e dimenticarsi poi dell’animo delle persone?

Non sarà che tutto questo pallidume influenzi anche l’animo di dottori e infermieri, allo stesso tempo spesso cupi e spenti?

A differenza della maggior parte degli ospedali italiani, nel resto del mondo, molti istituti hanno scelto di progettare gli spazi di degenza, ma anche le sale operatorie, i corridoi, ecc, riempiendoli di energia e di positività grazie a colori e decori ma anche all’uso sapiente del legno, materiale del benessere per eccellenza e la ridefinizione dei concetti legati agli spazi.

Per esempio, in Spagna il centro diurno per l’infanzia Vall d’Hebron didi Barcello è stato rinominato  “Parc d’Atencions” (parco delle attenzioni, nel senso di prendersi cura) rimandando al gioco di parole dovuto alla somiglianza con il termine catalano “diversió”, che sta per parco divertimenti (termine sicuramente più familiare a bambini e bambine). È un luogo dove i più piccoli e i loro familiari vengono accolti e assistiti da un punto di vista medico, personale ed emotivo oltre che per merito dello staff, anche per la cura con cui gli spazi sono stati gestiti e allestiti. Il progetto è stato realizzato da Fundación Small insieme allo studio di architettura  Plasencia  Arquitectura.

E ancora, il London Children’s Hospital, ha scelto di coinvolgere degli artisti, attraverso l’associazione Vital Arts, per dare animo agli spazi dell’ospedale!

E ancora…

Cari Dottori, dato che i pazienti non possono fare niente, almeno voi ribellatevi a queste scelte e chiedete a gran voce di riportare la vita anche negli ospedali!