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Diventa un inviato speciale per la Buona architettura!

Diventa un inviato durante le vacanze e migliori la vita a te e a molti altri!

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Tempo di vacanze, tempo di viaggi; le temperature salgono e la voglia di stare fuori è irrefrenabile!

C’e chi parte per le ferie, chi ne approfitta nel weekend, chi prende l’occasione per vivere a pieno la propria città; è il momento giusto per imparare dall’ambiente che ci circonda!

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Quante volte, in vacanza, pensiamo, sconsolati, a quante cose belle dovremmo lasciare una volta andati via e più  o meno coscientemente godiamo a pieno il momento convinti di non poterlo meritare tutti i giorni!?

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Le località di vacanza sono pensate appositamente per far star bene i villeggianti e per invogliarli a tornare! Quale migliore architettura se non quella in cui ci si sente bene?

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Non è una questione di fama o di notorietà, i luoghi più belli si misurano sull’attenzione e la cura dei dettagli, che rendono un luogo vermanete indimenticabile!

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Proprio quei dettagli che spesso passano inosservati a prima vista, ma che rendono il tutto perfetto, sono ciò che dobbiamo andare a scovare come inviati!

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È molto più semplice di quanto sembri e ci aiuta a prendere coscienza di ciò che ci piace, ad osservarlo con più attenzione e a decidere di ripetete la buona pratica anche a casa nostra!

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Dalla gestione dei parcheggi, alla vivibilità dei percorsi pedonali, dall’attenzione agli affacci e alle visuali, fino alla cura dei dettagli e la scelta dei materiali!

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Cos’è che vi ha impressionato positivamente o negativamente dei viaggi appena fatti o che farete?

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Abbiamo tutta l’estate per parlarne insieme!

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Condividete con noi la vostra esperienza con l’ashtag #inviatobuonaarchitetturaestate, scrivendo sul tuo profilo Facebook o Instagram o condividendolo sul gruppo Facebook La Buona Architettura o scrivendoci privatamente a ianni.francesca82@gmail.com!

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Non perdiamo questa importante occasione per riportare un po’ di vacanza a casa e goderne tutto l’anno!

Ph. da Pinterest

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Per quanto tempo saranno ancora ‘belli’ i nostri Centri Storici?

La bellezza e la piacevolezza dei nostri centri storici, non è solo dovuta all’età ma ad una serie di regole e abitudini, più o meno spontanee, che hanno caratterizzato le costruzioni in quel periodo!

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Il risultato è di una vivibilità sorprendente, i materiali scelti, più per necessità che per una precisa volontà, risultano piacevoli e confortevoli al tatto, i colori sono armonici e rilassanti!

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La magia che hanno messo in atto gli antichi non si è più ripetuta ed anzi, una serie di interventi di ristrutturazione, concessi da una Pubblica Amministrazione scellerata, stanno seriamente minando le basi di questa millenaria certezza!

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Intervento di modifica della facciata, non congruo al contesto. (Foto da archivio privato)

Per quanto ancora potremmo godere dei nostri centri storici?

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Altro esempio di modifica non conforme al contesto (Immagine da Google Street View)

Quando si darà un freno a tutto questo scempio in nome del dio denaro?

Purtroppo più il centro è piccolo e più l’ignoranza in materia lascia libera la strada a modifiche più evidenti e violente; nel corso del Dottorato di Ricerca ho rilevato che queste terribili e ripetute incongruenze del tessuto storico si sono fatte, col tempo, sempre più numerose e sempre piu libere, spesso complice lo spopolamento del centro storico e il conseguente poco controllo!

Ma dato che per fare modiche di questo tipo c’è bisogno di un Permesso da parte della Pubblica Amministrazione è a lei che sento di dover dare tutte le colpe, perché se anche si è difronte a delle situazioni abusive, l’amore per il territorio e la piccolezza di quest’ultimo, dovrebbe assicurare un controllo e una verifica continua tale da evitare certe situazioni di degrado, tra l’altro, evidenti a tutti!

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Intervento tendenzialmente piu rispettoso del contesto (Foto da Google Street View)

Ph. da Pinterest (tutte quelle senza didascalia)

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Perché sono diventata architetto?

È una domanda che vorrei poter fare a tutti gli architetti!

Riscoprire la genesi di ogni tipo di esperienza, infatti, può aiutare a riprendere le fila di  una strada che sembrava smarrita!

L’architettura, come dice anche Stefano Serafini (filosofo e psicologo) nel convegno “Una città sostenibile da una prospettiva biofilica” sta passando una fase di ‘schizofrenia’!!

In un momento così debole per l’architettura italiana, questo termine è stato per me illuminante: non c’è nessuna forza oscura dietro a tanto susseguirsi di esempi fallimentari ma solo una vera e concreta incapacità!

L’architettura della banalità e del cemento ha fatto credere a chiunque di poter fare l’architetto e la mediocrità si è sparsa a macchia d’olio, accelerando per favorire la speculazione, ed espandendosi così tanto da far credere che è tutto ciò a cui si può aspirare!

Tutto questo mi ha obbligato a fare un passo indietro sulle mie origini e confrontarmi con il senso di smarrimento di fronte a tutto questo entusiasmo per il piatto cemento!

PERCHÉ ho DECISO di DIVENTARE Architetto, quindi?

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Per il brivido provato nel percorre le navate infinite, per le colonne fredde al tatto ma calde nell’aspetto; per i dettagli curati e sempre nuovi! L’edilizia tradizionale è una gioia per gli occhi e per il cuore!

Mi sono entusiasmata studiando i greci e i romani, poi ho perso la testa per il romanico e il gotico per rimanere senza parole davanti alla maestosità dell’arte e dell’architettura/scultura rinascimentale e barocca!

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I nostri bei centri storici mi hanno poi regalato l’opportunità di poter sperimentare dal vivo i benefici di cotanta arte e sapienza!

Una danza tra le cose belle, che più belle non si può!

Ho scelto di fare l’architetto, come una missione, come un privilegio! Ho scelto di fare l’architetto per moltiplicare queste bellezze e portarle fin dentro le case!

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Poi diventi architetto e ti accorgi che tutto quel grigiume che circonda città nuove e periferie non è stato uno sbaglio ma bensì una scelta precisa, concepita ed acclamata! Scopri che, per quanto ti batti, la massa acclama il cemento considerandolo l’unica scelta!

Cosa è successo? Sognavo la Bella e Buona Architettura e mi ritrovo con le mani legate!

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L’architettura tradizionale non è un esempio fine a se stesso, è replicabile; nell’attenzione ai dettagli, al decoro, alla scala umana e soprattutto ai bisogni dell’uomo!

L’architettura tradizionale era concepita a scala umana e per questo è tanto bella e piacevole!

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Lo sviluppo dell’informatica ci ha fatto credere che si potesse progettare in maniera astratta; ma una architettura per le persone non potrà mai astrarre da loro!

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E voi perché siete diventati architetti?

Vi segnalo l’interessantissimo intervento dell’architetto e professore Ettore Maria Mazzola per lo stesso convegno “Una città sostenibile da una prospettiva biofilica”, di cui vi allego il link:

 

Ph. da Pinterest

 

 

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San Giuseppe… falegname, mastro, carpentiere, lavoratore,… Papà!

Come ci si sente quando la porta di casa sbatte dietro alle spalle e, mentre pensi al lavoro che ti aspetta, già senti la mancanza della tua famiglia?

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Chiesa di San Giuseppe, Taormina, Sicilia

È scontato che siano i papà che debbano uscire di casa, la società difficilmente lascia scelta! Le donne vengono incentivate, aiutate e accudite, nel caso decidano di trovare un impiego fuori casa, per l’uomo no, è un dovere, punto!

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Chiesa di San Giuseppe, Ragusa, Sicilia

Eppure tanti papà magari vorrebbero passare ore a giocare con i figli;  vorrebbero avere piu tempo da trascorrere insieme, essere più riposati, con la mente piu libera!

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Cattedrale di San Giuseppe, San Jose, California

“La casa è della donna”…”I figli sono della mamma”… Ma quante cose fanno i papà,  nell’ombra, per sostenere la mamma e la famiglia?

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Basilica di San Giuseppe, Montreal, Canada

Quando tornano a  casa, si spogliano di pensieri e responsabilità lavorative per sostenere la moglie in quelle familiari, che non lascia mai davvero, perché sono un pensiero fisso della giornata! Ascoltano in silenzio il delirio della donna quando la casa è in disordine, quando bisogna fare la spesa, quando bisogna organizzare partenze o inviti, intrattengono i figli quando serve e si mettono da parte quando loro reclamano le coccole della mamma…..tengono dentro, per tutta la vita, il dolore e la gioia di aver visto la madre dei suoi figli darli alla luce e lo fanno in silenzio…perché è quello che si pretende e ci si aspetta dagli uomini (ancora più dai papà), che siano eroi di tutti i giorni, e che, come San Giorgio, arrivino all’occorrenza per sconfiggere i nostri personali draghi!

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St. Joseph Università, Philadelphia, PA, USA

 

Io il mio San Giorgio lo ho come padre e a lui dedico queste righe perché ogni volta che si è trovato davanti ad un bivio lui ha scelto sempre di fare il padre!

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Cattedrale di San Giuseppe, Antigua, Guatemala

Auguri a tutti i papà che scelgono di fare i papà oltre ad esserlo!

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Chiesa di San Giuseppe, Podgorze, Krakow, Polonia

Per voi questi esempi dal mondo di chiese ed edifici dedicati al vostro santo protettore, San Giuseppe!

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Santuario di San Giuseppe, st. Luis, Missouri, USA

Ph.da Pinterest

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Comunque vadano le elezioni 2018 (Ops!…siano andate) l’unica soluzione è la rigenerazione dal basso

Cambiano i politici ma la città è sempre la stessa!

Non è solo un problema di gestione ma di cultura: un tempo lo spazio pubblico era solo una estensione di quello privato e così ci si sentiva responsabili della sua cura e del suo uso; questo ancora avviene in molti centri storici dove le viuzze sono sempre adorne di vasi e fiori, di nonnine che sferruzzano sulle sedie portate da casa, di panni stesi!

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Qual’è il limite, nei centri storici, tra spazio pubblico e spazio privato? È difficile definirlo perché il passaggio è molto graduale e la strada ne risente dell’influenza positiva dei suoi abitanti: a tratti è zeppa di fiori, a tratti ricoperta di ceramiche lungo le facciate, talvolta si trova un cuscino su una scaletta di accesso; i numeri civici non sono mai uguali mentre la strada è costantemente limpida! Avete mai visto le viuzze pedonali di un centro storico sporche? Io mai!

Quando ero piccola ho vissuto per un periodo nel più entusiasmante parco giochi di sempre: il piccolo borgo di Collepardo, in provincia di Frosinone. Per noi bimbi era come una gigantesca casa delle bambole: i genitori seduti sull’uscio di casa, i ragazzi sulle scalinate della chiesa; i bambini sempre in movimento! Le sbarre di ferro a borda strada ci permettevano di girare come gli acrobati al circo, le scalette degli ingressi erano un modo per sperimentare percorsi nuovi, le piantine che crescevano sui muri spaccati o tra i sampietrini erano la base per infiniti giochi di ruolo, ecc..

La vita si svolgeva in uno spazio condiviso che era responsabilità di tutti!

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Poi la città funzionalista ha rimesso tutti a loro posto: quello che è privato te lo gestisci tu e quello che è pubblico il Comune!

Questa entità astratta ha rubato la libertà dello spazio pubblico e allo stesso tempo è diventato il capro espiatorio per ogni male della città! Qualsiasi problema è causa di una cattiva gestione della città, e mai ci si interroga su quelle che sono le nostre responsabilità su uno spazio che anche nostro!

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Ancora oggi comunque non disdegnamo di sperimentare la città a modo proprio; pensiamo al caso in cui ci sediamo sulle scalinate, o sul bordo delle fontane, anche se non sonobstate pensate pervquesto scopo; ci sdraiamo a terra nei parchi pubblici come stessimo sul letto di casa, o partecipiamo a grandi eventi  accalcati a sconosciuti!

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Il senso della città come il vivere in comunità fa ancora parte di noi; è arrivato il momento di fare un passo avanti eeprendere coscienza che se vogliamo davvero una città, un paese, migliore dobbiamo iniziare curando e migliorando il fazzoletto di terra di fronte alla nostra abitazione. Solo così, facendo ognuno il suo, si avranno città moderne, funzionali e belle come i nostri magnifici centri storici!

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Volete essere anche voi i protagonisti della Rigenerazione e non solo tante anime in fila in attesa di verdetto?

Partiamo insieme per questo progetto condiviso!!!

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Ph.da Pinterest

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Calendario dell’avvento de La Buona Architettura – 15) Un dono: gli spazi in cui vivi ti rispecchiano? Ti svelo qualche segreto per renderli come tu li vuoi davvero!

Calendario dell’avvento de La Buona Architettura

18 dicembre 2017

15) Un dono: gli spazi in cui vivi ti rispecchiano? Ti svelo qualche segreto per renderli come tu li vuoi davvero!

Esiste il luogo perfetto? Esiste il progetto perfetto?
Che cosa ci fa stare veramente bene?

Ogni saggio architetto non può non vivere questo dilemma e cercare ogni giorno, in ogni progetto di risolverlo!

Qual’è il luogo perfetto quindi?
Non quello progettato ad hoc, non quello che ha arredi di design o materiali costosi, non quello ampio e neanche quello raccolto, non è l’opera di archistar…

Lo spazio perfetto è quello dove ritroviamo le nostre emozioni positive, dove si accumulano ricordi o dove si trovano elementi che richiamano ricordi!

Fate uno sforzo e cercate di ricordare dove siete stati veramente bene: in quell’edificio di nuova costruzione o nella casa della nonna, dove, da una finestra, posta accanto al caminetto, si potevano vedere tutte le montagne?
Vi siete sentiti anche voi spaesati quando vi siete trasferiti in una casa nuova e invece perfettamente a vostro agio tra i vicoletti di un centro storico?

Se siete in procinto di ristrutturare casa o se avete voglia di rinnovare gli spazi in cui vivete, non fatevi incantare dalle ultime novità sul mercato o da riviste patinate,…pensate invece ai luoghi dove vi siete sentiti veramente bene e in pace con voi stessi e prendere ispirazione da lì!

Un bravo e sensibile architetto può aiutarvi a trasformare il sogno in realtà!

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Foto da Pinterest

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Calendario dell’avvento de La Buona Architettura – 6) …meglio il #legno !!! Riportare la #natura nel #costruito: il caso dei luoghi #terremotati!

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9 dicembre 2017

6 – …meglio il #legno !!!

Riportare la #natura nel #costruito: il caso dei luoghi #terremotati!

“Meglio il legno. Che è un materiale leggero, flessibile, riciclabile, rinnovabi­le, sicuro. Si tagliano gli alberi per co­struire quelle case temporanee e se ne piantano tre volte tanti. E quando, dopo quattro o cinque anni, si buttano giù le case, al loro posto si fa nascere un bo­sco e si ricicla il legno usato. Si lavora, insomma, sulla natura. Meglio dimenti­carsi quel cemento armato che rende tutto meno elastico e più vulnerabile».
Intervista a Renzo Piano – Corriere della Sera, 9 aprile 2009”

Meglio il legno…e ancora meglio gli #alberi..

Un interessante progetto, #Nature, dell’associazione VIVIAMOLaq, interviene nelle aree colpite dal sisma del 2009 per riportare speranza agli abitanti di quei luoghi con interventi di rigenerazione urbana nel costruito!

“I luoghi che abitiamo e la qualità degli stessi, influiscono sulla qualità della vita, vivere nei container senza avere luoghi di aggregazione al coperto o piazze di ritrovo e svago, non può che rendere ancor più difficile la vita in questi posti.

Per questo VIVIAMOLaq si impegna a progettare interventi dal forte carattere sociale, cercando di realizzare spazi all’aperto di qualità che possano rendere migliore la vita di chi vi abita.

Il progetto si pone come obiettivo quello di integrare le soluzioni di emergenza con la Natura. Uno spazio verde in cui 50 alberi verranno piantati e prenderanno il posto dell’attuale parcheggio asfaltato, andando così a creare un vero e proprio polmone verde.

Bisogna ricordare, inoltre, che il verde ha anche un altro importante ruolo, ha un effetto notevole sul benessere psicofisico di chi fruisce dei luoghi. Il colore, gli odori, il cambiamento stagionale delle chiome, rendono sicuramente più vivibile e rilassante l’ambiente, favorendo la concentrazione e aumentando anche la creatività.

Riportare la natura nel costruito è un importante esempio progettuale e sociale che ricorda quanto sia fondamentale integrarla al fine di non avere luoghi fatti di solo cemento, ma in cui l’artificio umano si incontra con la natura generando spazi di qualità.”

Foto e testo: http://www.architetturaecosostenibile.it

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Qual’è la progettazione più bella e più difficile?

Qual’è la #progettazione più #bella e più #difficile?

#Progettare per i #bambini!!!

E’ #bello perchè nell’#immedesimarsi (#necessità di ogni #progettazione) si respira un pò della loro #spensieratezza;

E’ #difficile perchè per quanto siamo stati anche noi bambini, da adulti proprio non possiamo capirli!

L’unica #soluzione è #ASCOLTARLI, con un #ascolto #attivo e #COINVOLGERLI nelle #decisioni attraverso la #progettazione #partecipata!

Può sembrare tutto ovvio o scontato, ma già quando avete scelto la cameretta dei vostri figli avete mai pensato di interrogarli, di includerli, di capire di cosa avessero bisogno loro? O vi siete fatti coinvincere a incastrare qua e la scaffali chiusi e aperti come se le energie infinite dei bambini si potessero incasellare?

Di cosa hanno bisogno i bambini quindi? Vi svelo un primo segreto: I BAMBINI hanno bisogno di SPAZIO, spazio per giocare, spazio per sperimentare, spazio per vivere!!! Hanno bisogno di spazio per spostare le sedie e i tavoli e creare un castello, spazio dove fare le capriole, spazio dove costruire una torre con i giochi ma anche con altro… E allora perchè le camerette esco tutte già belle e composte latsciando ai bambini solo la libertà di sedersi o sdraiarsi! Ricordo che quando con i miei ci eravamo trasferiti nella casa nuova, e ancora non avevamo tutti i mobili, io e mio fratello, ogni sera, ci divertivamo a cambiare posto ai letti apribili!

Anche gli #spazi #pubblici non sono da meno nel rispetto del #diritto dei bambini alla #città: la progettazione è relegata a pochi “esperti” e tra questi mai figura neanche un bambino!

I bambini subiscono le scelte degli adulti:

“Come tutti sanno l’unico contributo della scuola al processo decisionale pubblico avviene periodicamente quando i locali scolastici vengono usati come seggi elettorali. I bambini hanno un giorno di vacanza. I riti di civismo non devono essere esposti ai loro occhi ironici e curiosi” (L.Moretti, V. Petrucci, Il gioco non si arresta; gangemi editore)

Mentre i centri storici ancora sono i luoghi del gioco diffuso e della sperimentazione, nelle città moderne, tra parcheggi e strade carrabili, sono stati occupati tutti gli spazi liberi per il gioco e i bambini sono costretti in aree delimitate e con giochi monotematici che stancano preso l’animo dinamico dei piu piccoli; questo perchè l acittà dei bambini è decisa dagli adulti; un pò come se venisse uno sconosciuto a decidere per noi come vestire o quale divano mettere in casa!

Per chi volesse saperne di più sulla progettazione partecipata con i bambini vi consiglio il libro “Il gioco non si arresta, pratiche di progettazione partecipata per il diritto alla città di bambini e di ragazzi” a cura dell’architetto Viviana Petrucci e dell’educatrice interculturale Laura Moretti

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Foto: illustrazione di Gemma Capdevila

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La Modernità in Architettura

Che cos’è la #modernità?

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La vicenda del villino di via Ticino, nel quartiere #Coppedé a #Roma, e tutte le polemiche conseguenti, non riescono a lasciarmi indifferente!
Se qualche giorno fa mi sono interrogata sulla #bellezza e se fosse veramente #relativa, oggi preme forte una nuova questione:

Ma che cos’è la modernità?

Ce se ne riempie la bocca, chi usandola come termine dispregiativo e chi inneggiando al cambiamento e all’innovazione!

Innanzi tutto la modernità non è #innovazione, perché se quest’ultima presuppone un cambiamento in meglio, la modernità è un #cambiamento e basta!

La modernità è qualcosa di diverso dal passato e dal futuro e quello che oggi si intende come modernità, sarà tradizione nel futuro!

La modernità quindi non è un avanzamento rispetto al passato ma solo un cambiamento:
La storia ci insegna come sia insito nell’essere umano la necessità del cambiamento, della novità ed è particolarmente evidente nel succedersi delle mode!
Come dopo gli eccessi #barocchi si è avuta necessità di tornare ad una #sobrietà #rinascimentale, così dopo le architetture #razionaliste, propense alla sperimentazione della #forma, si auspica ora una maggior #cura nei #dettagli e con essa una maggior #attenzione alla #persona!

Se il #movimento #moderno si è imposto per il suo desiderio di staccarsi dalla tradizione, intesa non solo come tecnica architettonica e artistica ma anche come usi e costumi, le conseguenze non sono state sempre virtuose dato che molti seguaci, persa la motivazione originale, hanno prodotto edifici vuoti di estetica e di contenuto di cui il peggiore esempio sono le palazzine che hanno rapidamente invaso gran parte delle nostre città!
Ancora oggi, chi è nato negli anni in cui il movimento moderno ha preso piede, non riesce a cedere lo scettro ad un nuovo modo di fare architettura e arte perché sente forte ancora la voglia di rivalsa che simboleggiava il razionalismo verso la tradizione!
Io sono nata in un altro periodo, non ho subito le imposizioni di una cultura rigida che si basava sul patriarcato; ho sofferto invece queste architetture vuote, con poco valore e qualità e sento forte il bisogno del ritorno ad una architettura della persona e per la persona! Parlo di ritorno, anche se ritorno non è, perché è sempre un andare avanti, con nuove aspettative e nuovi valori, perché vedo nell’architettura storica, quella spontanea, una attenzione alle necessità primarie, che si sono perse nel progetto su carta, responsabile di una distanza a volte incolmabile!

Che cos’è per voi la modernità?

Ph. Pinterest

#francescaianniarchitetto
#mammarchitetto

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Pillole di Architettura: la Cantina di una volta (come può l’architettura influenzare uno stile di vita sostenibile)

#Architect Ando: # Focus la #cantina di una volta

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La #cantina di mio #nonno era grande quanto il soggiorno, che poi in realtà più che soggiorno era una grande cucina!

La cantina era un luogo #multifunzione dove riporre il vino appena imbottigliato, stilare la legna per il camino, conservare il cibo, fresco o nei barattoli, aggiustare le cose, poggiare momentaneamente i vuoti a rendere, ecc!
Era un luogo davvero prezioso che oggi abbiamo dimenticato e con esso il fai da te, il #riuso e la #vita #sostenibile in generale!

Come si fa ad immaginare una #vita #senza #rifiuti, senza #imballaggi, se poi non abbiamo un luogo comodo dove riporre i contenitori o i vuoti a rendere; come si può pensare ad una vita salutare se non c’è spazio per sistemare conserve e dolci fatti in casa; come possiamo sbizzarrirci nell’aggiustare o innovare oggetti personali se non abbiamo un luogo da dedicare al fai da te e al bricolage!?
Si ricade subito preda del cibo pronto, dei contenitori usa e getta, e del disfarsi facile del vecchio in favore del nuovo!

Riscopriamo quindi la #cantina, il #ripostiglio, la #dispensa, il #laboratorio, ecc…luoghi a cui i nostri avi, campioni di riciclo e ignari del concetto di rifiuto, erano avvezzi!

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#mammarchitetto