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Calendario dell’avvento de La Buona Architettura – 6) …meglio il #legno !!! Riportare la #natura nel #costruito: il caso dei luoghi #terremotati!

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9 dicembre 2017

6 – …meglio il #legno !!!

Riportare la #natura nel #costruito: il caso dei luoghi #terremotati!

“Meglio il legno. Che è un materiale leggero, flessibile, riciclabile, rinnovabi­le, sicuro. Si tagliano gli alberi per co­struire quelle case temporanee e se ne piantano tre volte tanti. E quando, dopo quattro o cinque anni, si buttano giù le case, al loro posto si fa nascere un bo­sco e si ricicla il legno usato. Si lavora, insomma, sulla natura. Meglio dimenti­carsi quel cemento armato che rende tutto meno elastico e più vulnerabile».
Intervista a Renzo Piano – Corriere della Sera, 9 aprile 2009”

Meglio il legno…e ancora meglio gli #alberi..

Un interessante progetto, #Nature, dell’associazione VIVIAMOLaq, interviene nelle aree colpite dal sisma del 2009 per riportare speranza agli abitanti di quei luoghi con interventi di rigenerazione urbana nel costruito!

“I luoghi che abitiamo e la qualità degli stessi, influiscono sulla qualità della vita, vivere nei container senza avere luoghi di aggregazione al coperto o piazze di ritrovo e svago, non può che rendere ancor più difficile la vita in questi posti.

Per questo VIVIAMOLaq si impegna a progettare interventi dal forte carattere sociale, cercando di realizzare spazi all’aperto di qualità che possano rendere migliore la vita di chi vi abita.

Il progetto si pone come obiettivo quello di integrare le soluzioni di emergenza con la Natura. Uno spazio verde in cui 50 alberi verranno piantati e prenderanno il posto dell’attuale parcheggio asfaltato, andando così a creare un vero e proprio polmone verde.

Bisogna ricordare, inoltre, che il verde ha anche un altro importante ruolo, ha un effetto notevole sul benessere psicofisico di chi fruisce dei luoghi. Il colore, gli odori, il cambiamento stagionale delle chiome, rendono sicuramente più vivibile e rilassante l’ambiente, favorendo la concentrazione e aumentando anche la creatività.

Riportare la natura nel costruito è un importante esempio progettuale e sociale che ricorda quanto sia fondamentale integrarla al fine di non avere luoghi fatti di solo cemento, ma in cui l’artificio umano si incontra con la natura generando spazi di qualità.”

Foto e testo: http://www.architetturaecosostenibile.it

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Calendario dell’avvento de La Buona Architettura – 5) Diébédo Francis Kéré Architetto

Calendario dell’avvento de La Buona Architettura

#calendarioavventolabuonaarchitettura

7 dicembre 2017

5 – Diébédo Francis Kéré Architetto2a9aa7c9b7d70ba474fc494b22e6625b--adobe-architecture-vernacular-architecture

“Ritorno a casa per aiutare il mio popolo”

Una storia emozionante quella dell’architetto Kéré, costretto a lasciare il suo paese, #Gando, in Burkina Faso, all’età di 7 anni per poter #studiare!

Grazie ad una borsa di studio vola in Germania dove studia fino a diventare #architetto e la prima cosa che fa è tornare nel suo paese per costruire una #scuola!

Quando Kéré, dopo le vacanze, lasciava il suo villaggio per tornare a studiare, ogni donna gli donava tutti i soldi che gli erano rimasti; Kéré stupito chiese alla mamma il motivo di tanto affetto; la mamma gli rispose che loro stavano contribuendo alla sua istruzione sperando che poi sarebbe tornato nel suo paese per aiutarli a vivere meglio!

Così fece! Nel corso degli studi cercó di raccimolare fondi e poi voló a casa per iniziare la realizzazione di una scuola in #terra #cruda, istruendo la popolazione del luogo e donando loro tutte le informazioni affinché potessero continuare a costruire altri edifici anche da soli!

«Se dai un pesce a un uomo, si nutrirà una volta. Se gli insegni a pescare, mangerà tutta la vita».

Godetevi il suo emozionante intervento in questo video:

Foto di James Morris, Moschea Kossa, Niger

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Perché sostenibilità e cementificazione non andranno mai d’accordo

#Sostenibilità e #cementificazione non andranno mai d’accordo!

Perché se si parla di #architettura #sostenibile è assurdo citare il #cemento?
Niente contro a tutti gli sforzi che le aziende produttive stanno facendo per renderlo meno deleterio di quello che è, ma dove c’è la colata di cemento, anche se è drenante, anche se è antismog, non cresce più il prato,…e dove manca il prato, manca la possibilità di far crescere una #rigogliosa #vegetazione che è l’unica strada per avere città veramente belle, vivibili e pulite dallo smog!

Se è vero che esiste il cemento autopulente che sfrutta la luce del sole per abbattere gli inquinanti, trasformandoli in sostanze meno nocive, è anche vero che rimarrà sempre grigio, non sarà bello e colorato come gli alberi e , per contribuire a ridurre lo smog, ne occorre una grande quantità: 1000 mq di cemento infatti assorbono gli stessi inquinanti di 80 piante sempreverdi, eliminando l’inquinamento provocato da 30 veicoli a benzina.

Non sarà più semplice aumentare la dotazione di #spazi #verdi, magari anche facendo #parcheggi a #prato, come si spiega nell’articolo e #favorendo #parchi piuttosto che #fredde #piazze cittadine?

Foto da Pinterest: dettaglio della serra dei reali del #Belgio a #Laeken

Un interessante articolo che parla di come realizzare un parcheggio a prato:

http://www.lastampa.it/2015/09/14/italia/cronache/un-semplice-ed-economico-prato-cos-si-eliminano-asfalto-e-cemento-jC1MUBtVMx7HAcsZzmiqoO/premium.html

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Qual’è la progettazione più bella e più difficile?

Qual’è la #progettazione più #bella e più #difficile?

#Progettare per i #bambini!!!

E’ #bello perchè nell’#immedesimarsi (#necessità di ogni #progettazione) si respira un pò della loro #spensieratezza;

E’ #difficile perchè per quanto siamo stati anche noi bambini, da adulti proprio non possiamo capirli!

L’unica #soluzione è #ASCOLTARLI, con un #ascolto #attivo e #COINVOLGERLI nelle #decisioni attraverso la #progettazione #partecipata!

Può sembrare tutto ovvio o scontato, ma già quando avete scelto la cameretta dei vostri figli avete mai pensato di interrogarli, di includerli, di capire di cosa avessero bisogno loro? O vi siete fatti coinvincere a incastrare qua e la scaffali chiusi e aperti come se le energie infinite dei bambini si potessero incasellare?

Di cosa hanno bisogno i bambini quindi? Vi svelo un primo segreto: I BAMBINI hanno bisogno di SPAZIO, spazio per giocare, spazio per sperimentare, spazio per vivere!!! Hanno bisogno di spazio per spostare le sedie e i tavoli e creare un castello, spazio dove fare le capriole, spazio dove costruire una torre con i giochi ma anche con altro… E allora perchè le camerette esco tutte già belle e composte latsciando ai bambini solo la libertà di sedersi o sdraiarsi! Ricordo che quando con i miei ci eravamo trasferiti nella casa nuova, e ancora non avevamo tutti i mobili, io e mio fratello, ogni sera, ci divertivamo a cambiare posto ai letti apribili!

Anche gli #spazi #pubblici non sono da meno nel rispetto del #diritto dei bambini alla #città: la progettazione è relegata a pochi “esperti” e tra questi mai figura neanche un bambino!

I bambini subiscono le scelte degli adulti:

“Come tutti sanno l’unico contributo della scuola al processo decisionale pubblico avviene periodicamente quando i locali scolastici vengono usati come seggi elettorali. I bambini hanno un giorno di vacanza. I riti di civismo non devono essere esposti ai loro occhi ironici e curiosi” (L.Moretti, V. Petrucci, Il gioco non si arresta; gangemi editore)

Mentre i centri storici ancora sono i luoghi del gioco diffuso e della sperimentazione, nelle città moderne, tra parcheggi e strade carrabili, sono stati occupati tutti gli spazi liberi per il gioco e i bambini sono costretti in aree delimitate e con giochi monotematici che stancano preso l’animo dinamico dei piu piccoli; questo perchè l acittà dei bambini è decisa dagli adulti; un pò come se venisse uno sconosciuto a decidere per noi come vestire o quale divano mettere in casa!

Per chi volesse saperne di più sulla progettazione partecipata con i bambini vi consiglio il libro “Il gioco non si arresta, pratiche di progettazione partecipata per il diritto alla città di bambini e di ragazzi” a cura dell’architetto Viviana Petrucci e dell’educatrice interculturale Laura Moretti

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Foto: illustrazione di Gemma Capdevila

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La Modernità in Architettura

Che cos’è la #modernità?

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La vicenda del villino di via Ticino, nel quartiere #Coppedé a #Roma, e tutte le polemiche conseguenti, non riescono a lasciarmi indifferente!
Se qualche giorno fa mi sono interrogata sulla #bellezza e se fosse veramente #relativa, oggi preme forte una nuova questione:

Ma che cos’è la modernità?

Ce se ne riempie la bocca, chi usandola come termine dispregiativo e chi inneggiando al cambiamento e all’innovazione!

Innanzi tutto la modernità non è #innovazione, perché se quest’ultima presuppone un cambiamento in meglio, la modernità è un #cambiamento e basta!

La modernità è qualcosa di diverso dal passato e dal futuro e quello che oggi si intende come modernità, sarà tradizione nel futuro!

La modernità quindi non è un avanzamento rispetto al passato ma solo un cambiamento:
La storia ci insegna come sia insito nell’essere umano la necessità del cambiamento, della novità ed è particolarmente evidente nel succedersi delle mode!
Come dopo gli eccessi #barocchi si è avuta necessità di tornare ad una #sobrietà #rinascimentale, così dopo le architetture #razionaliste, propense alla sperimentazione della #forma, si auspica ora una maggior #cura nei #dettagli e con essa una maggior #attenzione alla #persona!

Se il #movimento #moderno si è imposto per il suo desiderio di staccarsi dalla tradizione, intesa non solo come tecnica architettonica e artistica ma anche come usi e costumi, le conseguenze non sono state sempre virtuose dato che molti seguaci, persa la motivazione originale, hanno prodotto edifici vuoti di estetica e di contenuto di cui il peggiore esempio sono le palazzine che hanno rapidamente invaso gran parte delle nostre città!
Ancora oggi, chi è nato negli anni in cui il movimento moderno ha preso piede, non riesce a cedere lo scettro ad un nuovo modo di fare architettura e arte perché sente forte ancora la voglia di rivalsa che simboleggiava il razionalismo verso la tradizione!
Io sono nata in un altro periodo, non ho subito le imposizioni di una cultura rigida che si basava sul patriarcato; ho sofferto invece queste architetture vuote, con poco valore e qualità e sento forte il bisogno del ritorno ad una architettura della persona e per la persona! Parlo di ritorno, anche se ritorno non è, perché è sempre un andare avanti, con nuove aspettative e nuovi valori, perché vedo nell’architettura storica, quella spontanea, una attenzione alle necessità primarie, che si sono perse nel progetto su carta, responsabile di una distanza a volte incolmabile!

Che cos’è per voi la modernità?

Ph. Pinterest

#francescaianniarchitetto
#mammarchitetto

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Il progetto esperienza

Il #progetto di #architettura è innanzi tutto una #esperienza!
Un’esperienza in cui confluisce ciò che hai accumulato nella vita fino a quel punto, ciò che puoi immaginare per il futuro, ciò che puoi imparare nel tuo rapporto di conoscenza dell’utente finale e del committente!
Il progetto è qualcosa che ti passa dentro e ti segna e te lo porterai con te nelle prossime avventure!
Il progetto è una esperienza sia che si tratti di una cantina che di un museo, di un giardino o di un piano urbanistico; il progetto è per le persone, parla di persone, è fatto dalle persone e non può prescindere da sentimenti, emozioni, riflessioni, perchè il viaggio attraverso la conoscenza degli utenti finali di un tuo qualsiasi gesto è qualcosa di cosi importante che non puoi fare a meno di metterci il cuore! Buon lavoro a tutti gli amici e colleghi architetti…

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Pillole di Architettura: la Cantina di una volta (come può l’architettura influenzare uno stile di vita sostenibile)

#Architect Ando: # Focus la #cantina di una volta

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La #cantina di mio #nonno era grande quanto il soggiorno, che poi in realtà più che soggiorno era una grande cucina!

La cantina era un luogo #multifunzione dove riporre il vino appena imbottigliato, stilare la legna per il camino, conservare il cibo, fresco o nei barattoli, aggiustare le cose, poggiare momentaneamente i vuoti a rendere, ecc!
Era un luogo davvero prezioso che oggi abbiamo dimenticato e con esso il fai da te, il #riuso e la #vita #sostenibile in generale!

Come si fa ad immaginare una #vita #senza #rifiuti, senza #imballaggi, se poi non abbiamo un luogo comodo dove riporre i contenitori o i vuoti a rendere; come si può pensare ad una vita salutare se non c’è spazio per sistemare conserve e dolci fatti in casa; come possiamo sbizzarrirci nell’aggiustare o innovare oggetti personali se non abbiamo un luogo da dedicare al fai da te e al bricolage!?
Si ricade subito preda del cibo pronto, dei contenitori usa e getta, e del disfarsi facile del vecchio in favore del nuovo!

Riscopriamo quindi la #cantina, il #ripostiglio, la #dispensa, il #laboratorio, ecc…luoghi a cui i nostri avi, campioni di riciclo e ignari del concetto di rifiuto, erano avvezzi!

#francescaianniarchitetto
#mammarchitetto

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Terra cruda

Il caldo non da tregua ma forse la soluzione esiste!

Al di là di condizionatori o altri elementi di sfruttamento insensato delle risorse terrestri, se il luogo dove vi trovate non soddisfa le vostre esigenze di raffrescamento, rifugiatevi in una chiesa medievale, dove gli enormi spessori murali e le piccole aperture sono un ottimo schermo alla calura estiva, oppure in una casa di terra cruda!!!

Casa di terra cruda a Baratti, Piombino (LI)

Provare per credere!

Dato che più volte mi sono sentita ripetere “non ti fidare di quello che leggi su internet; non è vero niente!”, atteggiamenti distruttivi contro tutto e tutte le iniziative di innovazione, ho deciso di visitare di persona una casa di nuova costruzione in terra cruda!

Con l’occasione delle ferie ho organizzato una gita di famiglia a Baratti (vicino a Piombino in Toscana) dove la proprietaria olandese, Frida, già cultrice degli Etruschi, ha deciso di realizzare un edificio sperimentale in terra cruda utilizzando materiale a km 0, architetti preparati e l’aiuto di amici e studenti!

Dettaglio camino in terra cruda della casa a Baratti

La visita ha di gran lunga superato le mie aspettative:  

Siamo arrivati verso le 17:00 di un caldo pomeriggio di fine luglio, era sabato e l’aria era leggermente afosa; Frida ci ha accolto sulla porta invitandoci ad entrare! Pochi passi e il clima era completamente cambiato: fuori caldo e aria ferma, dentro fresco e leggero venticello! 

Dettaglio dell’ingresso e dello scampolo di stoffa di canapa dei primi del ‘900

Le pareti di terra cruda sono belle e piene di carattere, l’assenza di spigoli dell’edificio a pianta circolare è confortevole, la gentilezza e l’entusiasmo della proprietaria chiude il cerchio realizzando un ambiente che non vorresti mai lasciare!

Frida spiega come si ricavano i semi di lino dalla pianta essiccata

Una gran quantità di particolari preziosi adornano questo tempio del comfort: i tappeti e i cuscini di canapa, tende di lino bianche, utensili di vario tipo realizzati in terra cruda, legno ovunque, dal tavolo al pavimento, e una gran quantità di oggetti fatti a mano: Frida, appassionata della cultura etrusca, pianta, raccoglie e fila il lino e la canapa, produce tisane e vini, ecc..

Dettaglio parete ed oggetto in terra cruda
Lino in essiccamento e pannello informativo sulle tecniche di filatura e tessitura
Sulla destra dettaglio stoffa di canapa dei primi del ‘900
Dettaglio infissi
Strumenti per la filatura
La cura di Frida è per ogni particolare: rivestimento all’uncinetto per il divano
Dettaglio del tetto in legno
Dettaglio della parete

Se arrivando si rimane subito incantati dall’edificio di terra, la vista, uscendo dalla casa, non è da meno:

Sullo sfondo il mare di Follonica

Prati coltivati a canapa e lino in maniera biologica e sullo sfondo il mare di Follonica!

Tutto parla di pace e natura!

Dettagli delle tegole che proteggono le pareti dall’umidità di risalita
Parete di terra cruda vista dall’esterno

Lo stile di vita sostenibile della proprietaria non si limita alla coltivazione biologica e alla casa di terra cruda; già tempo prima aveva realizzato varie costruzioni con il bambù, sapientemente tagliato tra gennaio e febbraio per renderlo più durevole! Non per niente è lì da 20 anni!

Dettaglio parete in bambù
Dettaglio copertura in bambù
Decorativi mazzetti di lino messi li ad essiccare
Cancello di ingresso in bambù

Cara Frida conoscere te e la tua stupenda filosofia di vita è stata una esperienza emozionante che rimane dentro per sempre! Grazie per la tua gentile accoglienza e per aver contribuito alla diffusione della terra cruda in edifici di nuova costruzione, evidenziandone tutti i suoi benefici!

Per chi ne volesse sapere di più sull’esperienza della casa di terra cruda a Baratti:

http://www.barattibay.org/
Oppure contattate la proprietaria Frida van der Horst o gli architetti che hanno contribuito alla realizzazione Cristina Guerrieri e Antonio Carmilla

Per chi volesse visitarla, Frida riceve il sabato pomeriggio; sul post si organizzano inoltre anche workshop e seminari su vari aspetti del vivere e costruire sostenibile dai prodotti del lino e della canapa fino al bambù e alla terra cruda! Per non perderli rimanete collegati al sito internet che vi ho sopra segnalato!

Foto: archivio personale Francesca Ianni architetto

Si ringrazia Frida van der Horst per aver permesso di fare foto nella sua residenza privata

acqua · architettura sostenibile · natura · resort

Architettura contemporanea, storia, natura e acqua: il paradiso nella campagna Toscana (Pian dei Mucini resort)

Può capitare che l’architettura contemporanea incontri la storia e la rispetti e la ammiri fino al punto di comprenetrasi con essa per diventare indiscindibile!

E’ quello che è successo a Pian dei Mucini in Toscana (http://www.piandeimuciniresort.it/), dove un antico borgo dell’ottocento è diventato un resort immerso nel verde e nella storia!

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Pietre e natura, archi e bifore, si alternano tanto negli edifici preesistenti quanto in quelli di nuova costruzione;

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Il legno è ognippresente, a partire dal suggestivo ponte che collega Il Borgo con l’Hotel Vittoria;

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..nei portici caratteristici…

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..a sostegno delle precedenti strutture di pietra, alla quale si accosta a meraviglia;

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…nelle aggiunte..

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….per le scale che costeggiano la fabbrica antica…

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…negli arredi mobili e immobili, per gli infissi, le porte, ecc…

Il legno è vita, da la vita e la migliora!!!

per approfondimenti sulle proprietà del legno di migliorare la salute delle persone: http://www.geometrapaolini.it/bioedilizia/33-con-il-legno-il-cuore-sta-meglio.html

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…anche il parco giochi per i bimbi è in gran parte in legno e piacevolmente immerso nel verde!

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E’ emozionante passeggiare sull’antico pavimento in pietra..

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…o sul ghiaietto ..

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…lungo i labirinti a sorpresa..

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..o per il prato…

Niente è lasciato al caso…e tutto è impermeato della cura dei dettagli tipica della tradizione…

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…le porte, antipanico, come si vuole in complessi alberghieri, sono belle e sicure senza nulla togliere all’estetica e all’atmosfera

Gli arredi sono curati nel dettaglio e si mescolano con eleganza alle preesistenze dal gusto eclettico

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…può capitare infatti passeggiando di incontrare panchine elaborate fatte di sassolini  e con stemma centrale datato

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..le tende e il tufo addolciscono ogni luogo..

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…le sedie di legno dorate donano una eleganza senza tempo e anticipano il sogno…

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..gli impianti inseriti in facciata e coperti con elementi di metallo dello stesso colore delle finestre e del portico e alternati con lo stesso ritmo, risultano quasi impercettibili

A questo paradiso non poteva mancare il simbolo stesso della vita, ancora più importante in questi giorni di caldo e siccità: l’acqua

L’acqua mitiga la temperatura dell’aria, è bella, è piacevole; a contatto con la luce solare crea dei riflessi magici che incantano

La si scorge passeggiando..

.. è una piscina..

..e non si può fare a meno di tuffarsi!!!

Posta alla base del resort

con una bellissima vista sulla campagna circostante…

…e una compagnia d’eccezione, i ragazzi dell’animazione “gej” (www.gejservice.it), vero collante per le persone che soggiornano qui: se c’è una cosa bella nei piccoli centri storici, nei borghi, è che si conoscono tutti, si socializza con facilità e l’ambiente è molto conviviale! Più difficile dentro ad un albergo, mentre qui questo grintoso team di giovani ti accoglie con genuino affetto incoraggiando il divertimento e lo stare insieme! Grazie ragazzi, non sarebbe stato lo stesso senza di voi!!

Poi arriva la sera

e ti rendi conto che la magia è compiuta..

..la natura è tutta intorno a te, sembra di poterne sentire il respiro mentre una timida illuminazione ti accompagna lungo il percorso.

Un luogo d’incanto, del buon vivere a contatto con la natura, dove tutti i sensi sono stimolati e risvegliati!

Un luogo da cui abbiamo molto da imparare per migliorare la vita nelle nostre città perché, se è vero che il paragone è quasi improponibile, per la diversa percentuale di verde ed edificato, è anche vero che capire quanto possiamo stare bene a contatto con alberi e prati, acqua e luce naturale,ci permette di capire di cosa abbiamo veramente bisogno e come ottenerlo!

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Foto: archivio privato Francesca Ianni architetto

architettura sostenibile · natura

Vestirsi di natura: la moda che fa bene!

“La palma da cocco è
un albero che
utilizziamo per tutto:
è eccezionale. Possiamo farci un bel cesto,
puoi berne il succo e poi
le foglie bruciano presto,
puoi cuocerci ciò che vuoi”

Così cantavano, a Vaiana, gli abitanti di Motunui nel cartone Disney e lo sanno bene le popolazioni dell’oceano pacifico quanto sia preziosa la palma da Cocco:
Nelle isole Fiji ne cresce a gran quantità e il popolo figiano utilizza ogni parte, senza sprecare niente.

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danzatori di “Hula”

Dal latte all’acqua di cocco, per rinfrescarsi contro la disidratazione provocata dalla calura tropicale; la polpa è un prodotto  di bellezza per la pelle e i capelli stressati dal sole, il guscio della noce, una volta svuotato, viene tagliato in due parti e si trasforma in un ottimo contenitore,  il legno del tronco è la principale risorsa per la costruzione dell’arredamento e delle abitazioni mentre le foglie della pianta sono usate da sempre per rivestire i tetti delle capanne, in quanto ottimo isolante e vengono inoltre sapientemente intrecciate per creare ceste, ombrelloni, stuoie e giocattoli per i bambini a forma di animali.

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Donna Tahitiana

Per decorare se stessi e ciò che li circonda, i Polinesiani fanno un gran uso di piante e fiori in un rapporto equilibrato di rispetto e comprensione della natura da cui prendono lo stresso necessario senza mai deturparla!

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Tapa, tessuto ottenuto con la corteccia dell’albero di Pandano

I vestiti e i monili che riescono a realizzare intrecciando foglie e fiori è qualcosa di meraviglioso e non rende l’idea di quanto il loro stile di vita sia lontano dal nostro, ma di gran lunga più in armonia con la natura;

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Foglie della palma da cocco intrecciate a formare una trama

A Tonga per esempio l’attività economica di base è sicuramente la produzione agricola, grazie al clima stabile, al suolo fertile e all’assenza di altre risorse economiche comparabili.

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Tahiti, costume del ballo tradizionale

L’agricoltura di sussistenza è principalmente concentrata sui tuberi (igname, taro, manioca e patate dolci), che vengono coltivati tra pandani, casuarine, gelsi, campi di canna da zucchero, palme da cocco, alberi del pane e banani.
Ma tutta questa varietà di colture non è solamente legata alla produzione alimentare.
La corteccia interna del gelso, per esempio, viene usata per produrre i tapa; le radici di kava vengono invece ridotte in polvere e mescolate con acqua per produrre la tipica bevanda cerimoniale sociale tongana (e più in generale della Polinesia Occidentale); le foglie di pandano vengono usate per intrecciare stuoie e cestini; radici, cortecce, foglie, fiori e frutti sono usati come decorazioni per i costumi di danza o per produrre profumi come la kahoa, il famoso olio di cocco con cui si cospargono braccia e spalle le donne tongane.

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Tahiti, danzatrici

Tonga è tradizionalmente una società senza mercato dove è ancora fortemente presente una cultura del dono. Sebbene l’economia utilitaristica sia oggi ben accetta a Tonga, così come la democrazia e il cristianesimo, l’attitudine nei confronti della produzione non è cambiata: si continua a produrre principalmente per il proprio fabbisogno familiare quotidiano e questo va ovviamente a scapito di un maggiore sviluppo del settore.

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Fijiani in abito tradizionale

Il vivere un così stretto rapporto con la natura ha portato queste popolazioni a mantenere sempre quel legame simbiotico essenziale e base per la nostra felicità! Non servono dunque costosi artefatti o materiali pregiati per vivere bene, e queste genti, come anche molte popolazioni indigene, ce lo insegnano!

Guarda il video della Hula, la danza tradizionale:

Un sostanzioso corpus di ricerche scientifiche del Norwegian Institute for Nature Research e della National University of Ireland hanno dimostrato chiaramente come abitare a stretto contatto con la natura abbia un forte valore terapeutico dovuto al legame profondo dell’essere umano con quello che Jiahua Wu chiama “landscape aesthetics”, che altro non è che il ricordo archetipico del paesaggio naturale incorrotto e che a quanto pare ci tramandiamo geneticamente, fungendo da parametro inconscio e metro di giudizio istintivo per la nostra valutazione dei luoghi.

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Ricovero tradizionale delle isole Samoa

Tra i risultati conseguiti da questi studi scientifici, vi è ad esempio il fatto che soggetti di etnia, cultura e status sociale completamente differenti trovino di gran lunga preferibile l’idea di poter vivere in un pur misero, mediocre e poco suggestivo territorio rurale piuttosto che in una qualsiasi alternativa di ambiente antropico deprivato di qualsiasi ombra di natura.

Un altro significativo studio relativo al valore terapeutico dell’abitare in armonia con la natura ha dimostrato l’effetto stress–riduttivo del semplice contatto visivo con elementi della natura, siano essi vegetali, minerali o animali e addirittura potenziare il nostro livello cognitivo.

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Dal progetto artistico “Eyes as Big as Plates” by Riitta Ikonen

La semplice vista di un parco, il solo suono dell’acqua in movimento, un banale profumo di fiori o piante aromatiche ha il potere di produrre effetti quali la regolarizzazione del battito cardiaco, la riduzione della pressione sanguigna e l’abbassamento dei livelli di adrenalina accompagnato dal rilascio di endorfine. Armonia e benessere dunque dipendono in misura sostanziale da questo fattore, da questo legame ancestrale, senza il quale l’essere umano risulta privo di un fondamentale pilastro del quale paradossalmente è parte integrante.

Potrà sembrarvi incredibile, ma è stato osservato come il tasso di criminalità si riduca all’aumentare della presenza di vegetazione. Dunque, a livello pratico e progettuale, è bene sapere che una strada alberata non solo è più bella e ricca di ossigeno, ma è anche meno pericolosa di una invece priva di verde, del tutto lontana da quel concetto primordiale di “landscape aesthetics” che ci ricorda da dove veniamo e forse anche chi siamo.

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Ragazza polinesiana intenta a ballare la “Hula”

Ma come vestire di natura l’uomo urbanizzato?
Tutto questo e molto altro nella seconda e terza parte di questo lungo articolo e ancora, un angolo craft-fai da te, per scoprire come decorare con la natura.

Fonte: